IN ATTESA DELL’ OFFENSIVA UCRAINA, LO ZAR…FA LO ZAR PORTANDO ICONE AI SUOI SOLDATI. L’ATEA EUROPA INCROCIA LE DITA, E L’ITALIA SATELLITE DA’ UN DISPIACERE AL “BOSS”

Vladimir Putin si è recato nella regione di Kherson e nel Lugansk recando con sé, in occasione della Pasqua ortodossa, sacre icone da distribuire ai militari: un gesto antico proprio da zar, anche se quelli veri procedevano anche alla loro ostensione con relativo bacio del fedele in armi. Ma anche e soprattutto, a farsi vedere sul luogo della imminente controffensiva ucraina, che di sicuro non potrà mai contare sull’effetto sorpresa. Mi ricorda l’ultima offensiva dell’esercito austro-ungarico sul fronte del Piave anzi di tutta la sua  storia: quella del famoso Solstizio (del 1918) in cui l’artiglieria avversaria bombardò le nostre trincee vuote, grazia alla diserzione di un ufficiale ceco che ci aveva consegnato i piani di battaglia da settimane.

Il paragone spionistico potrebbe essere davvero calzante se si pensa alla fuga di dati top secret provocati dal pilota della guardia nazionale del Massachusetts. Ma attenzione: potrebbe essere solo una trappola per disorientare i russi, e sarebbe nello stile ucraino (ricordate la pubblicizzatissima offensiva in Donbass che in realtà era diretta a sud, costringendo la Russia a ritirarsi da Kherson?).

A proposito di spie: cosa dire dello scandalo delle opposizioni (ovviamente strumentale) nella fuga del giovane imprenditore russo Artom Uss, disfattosi con troppa facilità del braccialetto elettronico? La sua estradizione era molto gradita al governo americano, e questa volta il maggiordomo di Casa Italia ha davvero deluso Sua Signoria; mi sa tanto che nel prossimo caso del genere, la CIA verrà a operare direttamente come ai bei vecchi tempi degli anni Settanta e Ottanta.

Evgenji Prigozhin (capo societario del gruppo Wagner) qualche giorno fa, a sorpresa, ha fatto a Vladimir Putin “cortese richiesta” come diremmo nel gergo burocratico, di dichiarare cessate le ostilità perché sarebbero stati “raggiunti gli obiettivi”. Strano: e la “smilitarizzazione”, e la “denazificazione”? E Odessa? Sembra che il “cuoco di Putin” voglia sempre più affrancarsi dalle cucine e dalle dispense (si fa per dire), puntando molto in alto, ad esempio alle elezioni presidenziali: se l’offensiva ucraina dovesse aver successo, potrà dire di aver suggerito realismo e prudenza e di essere l’uomo giusto per gestire la pace e una nuova Russia oggettivamente ridotta a più miti consigli.

Insomma, siamo al “final countdown”, come cantavano gli Europe nell’ormai lontano 1986. Curioso, no? E’ proprio l’Europa o meglio l’eurocrazia, che rischia di più: non solo nel caso di insuccesso ucraino, ma anche di uno stallo che si trascini per un tempo illimitato. A proposito: dopo l’irrazionale addio al gas russo, sta ripartendo la lamentazione sulla “crisi energetica che non è finita, perché i prossimi autunno e inverno potrebbero essere non così miti”.

A. Martino

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