LE DUE PAZZIE DELLA SETTIMANA: IL KIT DI SOPRAVVIVENZA BELLICO PRESCRITTO DALLA EUROCRATE E IL DIVIETO AI PADRI DI TRASMETTERE IL PROPRIO COGNOME.

Le sparate più mentecatte della settimana sono due. Una proviene da Roma (dal locale parlamentino, e non oltraggio l’istituzione dato che ci insegnano con particolare ossessività negli ultimi tempi, che si è prima europei poi italiani quindi il vero parlamento per noi è quella che fa la transumanza fra Bruxelles e Strasburgo o no?); l’altra da Bruxelles (appunto) dove una folle da diecimila euro al mese, con un video sconvolgente, ci ha mostrato come sopravvivere per settantadue ore (e poi?) a un attacco, ovviamente, russo.

Iniziamo dalla performance di Dario Franceschini, cattocomunista ex popolare poi ex margheritino nonché ex ministro e ora senatore dem. Lo definirei “utile idiota” del woke, ma spero che in realtà sia “inutile”, buono solo per battaglie disperate di contenimento del ciclone trumpiano antiliberal e certificative dell’esistenza in vita della Sinistra globalista, woke e nichilista.

Insomma, il buon Franceschini ha depositato un delirante disegno di legge per cui, alla nascita, si assume solo e obbligatoriamente il cognome materno. Viva il matriarcato.

Ciò prende le mosse da quella clamorosa sentenza della Cassazione di cui qualche anno fa mi occupai nel mio LA FAMIGLIA ITALIANA COME FU PER ALMENO 2500 ANNI, A QUESTO PUNTO E’ DAVVERO FINITA. DIVIETO DI TRASMISSIONE AUTOMATICA DEL COGNOME PATERNO. datato 27 aprile 2022. In base a tale sentenza, alla nascita i genitori registranti all’anagrafe potrebbero: a) optare per il doppo cognome concordandone l’ordine; b) optare per il cognome materno; c) optare, come da trimillenaria usanza italica e non solo, per il cognome paterno.

I tempi parlamentari però, sono quello che sono e la questione non è stata ancora definita. E la questione che tanto appassiona giuristi e politici pensierounicisti, non ha trovato passione popolare e nemmeno una sistemazione normativa anche se, stando alla sentenza della Consulta, per il cognome paterno sic et simpliciter, che piaccia o no, la campana sembra davvero suonare a morto.

Ma nei salotti radical chic, se abbondano i soldi, di certo difetta la pazienza.

Ebbene, la demenziale “lotta al patriarcato” che hanno lanciato con il caso Cecchettin, ha reso intollerabile che, nell’ambito delle pur sempre più esigue culle italiane, ancora intollerabilmente troppi genitori abbiano scelto di continuare senza alcun problema e carte bollate, nell’anagrafe patrilinea.

Tanto afferma infatti il buon Franceschini: “……..Dopo secoli in cui i figli hanno preso il cognome del padre, stabiliamo che prenderanno il solo cognome della madre.
E’ una cosa semplice ed anche un risarcimento per una ingiustizia secolare che ha avuto non solo un valore simbolico, ma è stata una delle fonti culturali e sociali delle disuguaglianze di genere”.

Persino Carlo Calenda si è mostrato molto perplesso dell’iniziativa del collega: e credo che sia tutto dire.

L’altro mostro blustellato (le è comune il substrato subculturale e ideologico, lasciamo perdere questa o quella sigla di partito o partitino) è il personaggio televisivo belga di origini algerine Hadja Lahbib che dalle parti di Bruxelles e Strasburgo ha fatto una bella carriera approdando alla poltrona del commissariato (vagamente kafkiano) per la Gestione delle crisi.

La signora, con ilarità e ironia da consumata imbonitrice televisiva, e con straordinaria dignità orwelliana, ha realizzato un video in cui spiega cosa tenere con sé, in caso di attacco (non detto espressamente, ma ovviamente russo) dichiarando “ Il mio kit per la sopravvivenza è già pronto, è tutto qui nella mia borsa”. Ha mostrato una “borsa della resilienza” (sempre questa neoparola maledetta) perché (ha spiegato in una intervista) “ tutti i cittadini siano pronti a resistere, a essere strategicamente autonomi per almeno 72 ore».

Ha poi anche promosso un bel zainetto immancabilmente blustellato. Non si capisce bene come si possa e a cosa (forse un attacco nucleare?) resistere con un coltellino svizzero o un mazzo di carte (dice che si dovrà fare a meno di Netflix,  attestando che i cinematografi sono ormai antiquariato, e bisogna pur passare il tempo tra un fungo atomico e una sventagliata di missili convenzionali). Suggeriti anche una radiolina di vecchia concezione (sinistro consiglio da puro day after) e (udite bravi uomini e brave donne udite) il tanto deprecato contante (in effetti, è costretta ad ammettere che le varie carte sarebbero solo pezzetti di plastica). Ah, soprattutto non si dimentichino gli occhiali da vista.

Vogliono la guerra, e questa prospettiva (li si vede sempre sorridere tutti con tutti i loro perfetti denti, non solo tale signora) li rallegra ed eccita fino all’orgasmo.

A. Martino

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