DALL’UNITÀ D’ITALIA ALLA PERDITA DI SOVRANITÀ: SONO PASSATI 164 ANNI, MA NESSUNO SI RENDE CONTO NÉ DI CHI SIAMO NÉ DI DOVE DOVREMMO ANDARE.

Il 17 marzo abbiamo festeggiato il 164° anniversario dell’Unità d’Italia, ovvero l’anniversario della riunificazione della Patria Italiana attraverso la creazione di una propria entità statuale non soggetta ad alcuna potenza straniera.

Infatti, al di là delle alleanze che ci sono sempre state, nel neonato Regno d’Italia non vi erano basi straniere atte a esercitare pressioni sui vari Esecutivi italiani che si sarebbero succeduti nel tempo, né vi sarebbero mai dovute essere. Tant’è che, due giorni prima dell’inaugurazione del Canale di Suez (17 novembre 1869) – e appena otto anni dopo quel fatidico 17 marzo 1861, pur non avendo ancora conquistato la città di Roma e quindi averla eletta a Capitale d’Italia (20 settembre 1870) – il Governo Lanza, comprendendo l’importanza dei cosiddetti “Colli di Bottiglia” e con una visione proiettata verso una futura potenza talassocratica, fece acquistare, per conto dell’Italia, dalla Compagnia di Navigazione Rubattino – la stessa che aveva fornito a Garibaldi i piroscafi “Piemonte” e “Lombardia” per la spedizione dei Mille – la Baia di Assab, sul Mar Rosso. Questo territorio, con la successiva conquista del porto di Massaua (5 febbraio 1885) e della città di Asmara (1889), diede vita alla prima colonia italiana in terra d’Africa: l’Eritrea, nel 1890.

Questo a testimonianza del fatto che l’Italia dell’epoca, benché fosse nata grazie a un insieme di circostanze fortunate:

  1. Crescenti tensioni tra il Regno delle Due Sicilie e la Gran Bretagna a partire dal 1838:
    1. Guerra dello Zolfo (1838-1840): una disputa commerciale e diplomatica tra le corone di Napoli e Londra per il monopolio sulle esportazioni di zolfo siciliano, materia prima fondamentale per l’industria chimica e bellica dell’epoca (la Sicilia produceva il 90% dello zolfo mondiale). Nel 1838, Ferdinando II di Borbone escluse i commercianti britannici dall’acquisto a prezzi vantaggiosi di tale minerale. Nel 1840, il governo inglese reagì imponendo un blocco navale e un embargo commerciale sui prodotti del Regno delle Due Sicilie.
    2. Nel medesimo periodo, il Regno delle Due Sicilie, allontanatosi dalla Gran Bretagna, si avvicinò alla Russia dello Zar Nicola I, poiché i Borbone, come i Romanov, condividevano l’avversione verso il mondo liberale. Questo rese i Borbone inaffidabili agli occhi degli inglesi, i quali temevano un ingresso della Russia nel Mediterraneo.
    3. Il deterioramento definitivo dei rapporti tra Napoli e Londra avvenne durante la Guerra di Crimea (1853-1856), quando fu chiesto al Regno delle Due Sicilie, come al Piemonte, di partecipare alla guerra contro la Russia. Napoli, pur rimanendo neutrale, parteggiava per Mosca.
    4. Dopo la Guerra di Crimea, tra il 1856 e il 1857, la Gran Bretagna esercitò forti pressioni sul Governo delle Due Sicilie affinché attuasse riforme liberali e liberasse i contestatori del regime borbonico. Al rifiuto dei Borbone, il Governo Palmerston arrivò a definire il regime borbonico come una “disgrazia per la civiltà europea”.
  2. Crescenti tensioni tra la Gran Bretagna e la Francia, inizialmente per il controllo dello zolfo (tant’è che i Borbone avevano escluso i britannici dalla vendita a vantaggio dei francesi nel 1838-1840), poi per il controllo dell’Africa, dove si sfiorò la guerra tra le due potenze con l’incidente di Fashoda nel 1898. A seguito di queste tensioni, la Gran Bretagna aveva tutto l’interesse che l’Italia nascesse come spina nel fianco della Francia e come stato cuscinetto tra le loro sfere d’influenza. Non a caso, lungo le coste del Corno d’Africa, che precedono il Canale di Suez, le colonie italiane dell’Eritrea e della Somalia si intervallavano perfettamente con le colonie inglesi del Sudan e del Somaliland e con quella francese di Gibuti.
  3. La realizzazione del Canale di Suez, che rendeva prioritario per la Corona Inglese il controllo sicuro della rotta Bombay, Aden, Suez, Canale di Sicilia, Gibilterra, Southampton, tenendo francesi e russi lontani grazie agli italiani.

L’Italia dell’epoca era tutta proiettata, nel ricordo e nella tradizione prima dell’Impero Romano e poi delle Repubbliche Marinare, verso il Mediterraneo e i propri accessi strategici.

Ecco perché parlo sempre di missione del nostro Paese e di Mediterraneo: non perché sia un pazzo o un esaltato, ma perché conosco la storia della nostra Patria e le leggi della geopolitica, così come le conoscevano molto bene tutti coloro che ci hanno preceduto su questa terra.

Questa è la nostra natura! Noi siamo sempre esistiti per quello scopo. Dunque, quando mai gli imperatori romani, i Dogi delle Repubbliche Marinare o i nostri Re d’Italia hanno mai pensato a una missione per il nostro Paese che si confacesse, e cito il nostro Presidente della Repubblica, “ai bisogni di pace e prosperità dell’Europa Unita”? Quando mai ci hanno invitato a “guardare con fiducia al domani, nell’orizzonte europeo”???

Certo, questi concetti sono bellissimi e nobilissimi, nulla da obiettare, ma noi siamo italiani, con una storia che, piaccia o meno, punta verso altri orizzonti e finalità, non per questo meno importanti o nobili.

Dunque, come hanno fatto taluni personaggi in divisa a salire il 17 marzo quelle sacre scalinate per deporre una corona d’alloro al Milite Ignoto, quando in cuor loro, o sfacciatamente, tengono per un Esercito comune europeo, oppure si dichiarano, davanti alle telecamere o in un bar con una tazzina di caffè in mano: “prima cittadini d’Europa e poi italiani”???

Per che cosa è morto quel ragazzo e con lui altri 600.000 giovani, se dopo poco più di 100 anni i loro discendenti hanno perso o ignorano la propria identità e il loro senso di appartenenza???

Con quale faccia fanno il saluto al tricolore o riescono a prendere lo stipendio a fine mese???

Chi è contro l’idea di Italia dei nostri padri dovrebbe semplicemente dimettersi per onestà intellettuale e procurarsi da vivere facendo altro… allora sì che potrebbe dichiararsi “prima cittadino europeo e poi italiano” ottenendo tutto il nostro rispetto…

La Patria, la Bandiera, l’Identità, non sono orpelli e chi non è in grado di amarle… non ama nessuno, se non il proprio misero tornaconto personale. Questa è la verità.

Lorenzo Valloreja

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *